piccoli pensieri, pungenti riflessioni, un punto di vista diverso dal vostro...
La mia città deserta
Quando mi capitava di andare a scuola a piedi, la giornata iniziava in un modo più profondo, a differenza delle gomitate che dovevi dare per riuscire ad entrare nell’autobus, a piedi era tutto più tranquillo, il marciapiede molo poco affollato, i negozi chiusi e via dicendo, però… non so se per colpa del sonno o della svogliatezza di andare a scuola riflettevo sulle mie paturnie in modo così intenso che non appena arrivavo al cortile scomparivano nel nulla. Non ho mai saputo dove andassero a finire, forse in qualche cassetto rotto, visto che a distanza di anni alcune cose sono riuscite a tornare. Ed ora che sono più grande, mi rendo conto che non è cambiato nulla, a parte gli anni che ancora non pesano sul groppone, sono lo stesso ragazzo che la mattina si trascinava a scuola, troppo preso da se stesso per poter/riuscire ad interagire con i miei compagni.
Già, forse era proprio questo il problema di allora, avere gli occhi puntati solo su di me, non mi capivo e non riuscivo a stare con me stesso, di conseguenza non mi importava molto se gli altri mi ignoravano, meglio anzi non dovevo giustificarmi per il mio mutismo. Regressione… brrr! Ora la mattina mi trascino a lavoro, la strada è cambiata ma i piedi che la percorrono sono sempre gli stessi, dov’è finita la mia città poetica? I marciapiedi che ti davano le risposte, che ti facevano capire di non aver fatto la cosa giusta? E’ solo un periodo, il pessimismo pian piano verrà riassorbito dal mio organismo, spero.